Lattoferrina e Quercetina: cosa sono e perché tutti ne parlano…

Lattoferrina e Quercetina: cosa sono e perché tutti ne parlano…

  

Come spesso accade in situazioni di grave crisi sociale, come la pandemia in corso, vi è grande attenzione, in particolar dei media, per qualsiasi prospettiva che lasci intravedere una possibile soluzione per alleviare o risolvere la criticità contingente. Così, nel tempo attuale dove molta parte dell’informazione pubblica è focalizzata su COVID, è facile osservare come molte notizie, soprattutto se proveniente dal mondo scientifico, trattino di possibili rimedi per prevenire o curare l’infezione virale da SARS-CoV-2 e riscuotano un interesse molto superiore a quello che meriterebbe in condizioni non emergenziali.
È questo il caso della lattoferrina e della quercetina, due molecole che sono recentemente salite alla ribalta dei mass media a seguito della pubblicazione di ricerche e di articoli divulgativi che ne descrivono proprietà antivirali. Proviamo dunque a capire cosa sono e la ragione di tanto interesse.

Che cos’è la lattoferrina?

La lattoferrina (LF) è una glicoproteina naturale non tossica che è stata studiata contro una vasta gamma di virus tra cui i coronavirus.
La lattoferrina è dotata di proprietà immunomodulatorie e antinfiammatorie, che possono modificare positivamente le risposte dell'ospite alle infezioni. Questa proteina, naturalmente contenuta nel latte, è disponibile in commercio come integratore contro le difese immunitarie da assumere per via orale, e gli studi suggeriscono che l’integrazione nutrizionale con lattoferrina, assunta in modo supplementare, può trattare o prevenire una serie di infezioni microbiche.

Recentemente, la LF è stata oggetto di alcune ricerche in relazione a COVID, i cui risultati hanno guadagnato i titoli di prima pagina di numerosi giornali e riviste nel mondo: due degli studi più recenti sono stati condotti da ricercatori cinesi e statunitensi e da un gruppo di clinici del Policlinico di Tor Vergata insieme a ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma.

Si tratta, in entrambi i casi, di ipotesi di lavoro basate sull’analisi delle pubblicazioni di riferimento, in cui gli autori hanno approfondito i meccanismi d’azione della lattoferrina, suggerendo l’utilizzo di quest’ultima nel trattamento dei pazienti COVID-positivi paucisintomatici ed asintomatici. Gli studi in corso non hanno ad oggi fornito evidenze robuste circa la correttezza delle ipotesi formulate.

La quercetina

La quercetina è un flavonoide o bioflavonoide, cioè un composto naturale largamente presente nel mondo vegetale, nella frutta e nella verdura, di cui i livelli più alti si trovano nelle mele e nelle cipolle. Come molti altri bioflavonoidi, anche la quercetina ha mostrato in numerosi studi di possedere proprietà antiossidanti, anticancerogene e di regolazione del metabolismo dei lipidi.
Tuttavia, come per molte sostanze attive di origine vegetale, e in particolare nel caso dei polifenoli, anche la quercetina manifesta una scarsa biodisponibilità, ovvero solo una frazione della sostanza ingerita riesce ad essere assorbita ed entrare nel sangue e negli altri tessuti dell’organismo. Per questo motivo, spesso non si riesce a replicare in studi clinici o su animali gli stessi risultati ottenuti dagli studi in vitro (in laboratorio, anche su colture cellulari).
Inoltre, diversi studi evidenziano un’elevata variabilità individuale nella risposta al trattamento con questa molecola.

Lo studio internazionale che ha suscitato clamore e speranze per uno sviluppo di tipo terapeutico per la quercetina, che ha coinvolto l'Istituto per le nanotecnologie del CNR, ha dimostrato che questa molecola agisce come un inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19, mostrando un effetto destabilizzante su una delle proteine chiave per la replicazione del virus. La figura mostra il legame tra la molecola di quercetina (in arancio) e la proteina virale essenziale per il meccanismo infettivo del virus SARS-CoV-2.

Per la quercetina non sono stati descritti effetti avversi o tossici negli animali e nell’uomo a seguito alla assunzione di alcuni grammi al giorno. Occorrerà attendere i risultati dei primi studi clinici per conoscere l’effettiva utilità della molecola per contrastare la capacità infettiva del virus.

Si tratta, in entrambi i casi, di due molecole già disponibili in commercio sotto forma di ingredienti di numerosi integratori alimentari. Considerata la loro natura e la loro accertata innocuità alle dosi consigliate, il loro impiego a scopo di protezione individuale può ritenersi consigliabile, data l’attuale totale assenza di rimedi con dimostrata efficacia.

Aumentare le difese immunitarie basse: altri micronutrienti efficaci

Il sistema immunitario è complesso e finemente equilibrato.
Nessun singolo integratore (o cibo) influenzerà ogni suo aspetto. Esso ha bisogno di alcuni micronutrienti per funzionare in modo ottimale, tra i quali: Vitamine del gruppo B, Ferro, Selenio, Vitamina A, Vitamina C, Vitamina D, Vitamina E, e Zinco.
Di questi, ferro, vitamina D e zinco tendono ad essere, frequentemente, poco consumati e l’organismo può esserne carente. Nessun micronutriente specifico può fare miracoli da solo, anche se in grandi quantità; tuttavia, se assunti insieme in quantità sufficienti, nel contesto di uno stile di vita complessivamente sano, possono sostenere e potenziare le difese immunitarie.
Recentemente due molecole hanno suscitato notevole interesse sia scientifico che clinico per la loro capacità di potenziare efficacemente il sistema immunitario: l’Oleuropeina e il Glutatione, le cui proprietà antiossidanti e antinfiammatorie aiutano l’organismo a combattere infezioni da batteri e virus patogeni.

Molti prodotti contengono alcuni o molti dei micronutrienti sopraelencati. Uno di questi è Immuno Boost®, un potente alleato per supportare il tuo organismo nei periodi più freddi o difficili, quando questo si sente maggiormente debilitato.

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